07 marzo 2012

7 Marzo 2012

Lo devo ammettere, prima di tutti con me stesso. Oggi, sette marzo duemiladodici, è successa una cosa che sostanzialmente rimandavo da dieci anni circa e ha fermato un cronometro artificialmente a 22 anni meno 24 giorni. La cosa mi atterrisce.

Nel vuoto pomeriggio (penso sia stato un bene non riempirlo di volgare lavoro), ho pensato che sia giusto, in un mondo dove nessuno parla più con nessuno, dove nessuno ascolta perchè la voce della televisione sovrasta tutti, ricominciare un'antica tradizione, profondamente umana e anticonsumista: raccontare favole. Quindi apro un altro blog, e ci metto le favole, quando ho tempo e se ho tempo.

Credo che le mie favole verrannno fuori come quelle delle nonne di un tempo e delle mamme di un po' di tempo prima: inventandole mentre le si racconta.

05 marzo 2012

Volperossa

Nella prima parte della mia vita con questa barca, mi sono concentrato soprattutto sulla parola "Volpe". Prova ne sia il fatto che l'ho sempre chiamata, amichevolmente "la Volpe", e non "la rossa", per esempio.

In questa momento storico - però - alcune coincidenze astrali mi stanno facendo concentrare sulla seconda, non meno importante, parola che compone il nome di questa imbarcazione. Si, penso di essere ancor più zecca che in passato, penso di essere comunista come neanche gli iscritti al vecchio partito comunista immaginano di poter essere.

E interrompo la corsa frenetica del lavoro solamente per scrivermi una strategia che forse potrebbe servirmi in futuro: "colpire anonimamente gli interessi dei controllori, costruendo artificialmente un rapporto indiretto causa-effetto tra i misfatti e i nostri colpi, per obbligare i controllori a debellare i misfatti dei controllati": la Spagna e la Francia interferivano con gli interessi coloniali dell'Inghilterra nel diciassettesimo secolo. L'Inghilterra finanziò nascostamente i Corsari perchè rendessero l'Atlantico insicuro alla navigazione per Spagnoli e Francesi, costringendo Spagna e Francia a sforzi sproporzionati per il dominio del nord-america, ottenendo così il ritiro della Spagna al sud e quello della Francia al solo Canada.

01 marzo 2012


Ciliegia esaurita

"Ma il pesce d'aprile è il primo o il due marzo?"
Non è esaurita, nooooooooooooooo!!!

26 febbraio 2012

Ritorno alla Vita

26 febbraio 2012, prima uscita in barca del 2012.. una vergogna per me!! Tutta colpa di un viaggio intorno al mondo per andarmi a riprendere una figlia in Cina, e poi ritrovrla un sabato, prima che lei torni là, nel parchetto dove la portavo sempre quando aveva sei anni. Tutta colpa di un viaggio a Ventotene, dove sono stato in compagnia con me stesso per un paio di settimane.. e ci voglio tornare, perchè con me ci sto bene!!

Comunque se non ricordo male era dall'inizio (!) di dicembre che non uscivo più con la Volpe, e a parte che ha nevicato e il freddo era tutto meno che invitante, sono stato un brutto cattivone. Lei invece è un caposaldo dell'Umanità: per terra (mica tanto) e per mare (sempre!). Nove nodi in aumento e lei andava allegramente oltre i cinque. Dapprima quasi non m'andava (freddooooo!!), quindi ho solo aperto il genoa.. poi anche la randa, sotto genoa (modalità terzaroli, sperando che i garrocci non fossero troppo sporchi per salire). Allora sì che l'ho sentita scodinzolare felice, tagliare l'aria come un coltello, fremere con la deriva nell'acqua e l'albero nel cielo, questo canide quasi felino, paciocco e aggressivo nello stesso momento, spigoloso e protettivo oggetto dotato d'anima, che l'anima alimenta e ristora.

A me mi piace, ahò, che ci devo fare?!

Ora devo solo raddrizzare un altro torto.. quello che sto facendo a Penna Bianca: da più di un anno che non le faccio toccare l'acqua, e so che il telo s'è squarciato.. poverina, sta alla pioggia e alla polvere!!! Dovrò farle qualcosa di speciale perchè si fidi di nuovo di me.

Il sole tramonta e in un mondo di navi affondate per capriccio, decadenza e crisi, la vela fa ancora scorrere vita nelle membra.....

12 febbraio 2012



.... però che fatica pedalare nella neve... meno male che a Roma nevica solo una volta ogni vent'anni!!

22 ottobre 2011

L'estate è finita

... Uffa! Non è vero che io son così!! Ma è troppo carina: che genitori fantastici che ho! Annotare per eventuali tempi cupi!!

28 agosto 2011

Brano Quattro è in vendita

Una guerra senza esclusione di colpi, una violenza peggiore della pulizia etnica, la rivalsa contro secoli di razzismo, un amore impossibile: tutto viene messo in gioco, tutto può essere perso, anzi peggio: gran parte di quel tutto potrebbe essere nient'altro che un sogno...

02 agosto 2011

Neo-marxismo

Io sono Grillo (di soprannome e non di cognome), il primo neo-Marxista italiano. Mi do alla politica, a una condizione: che sia l'inizio di una vera e propria Rivoluzione e non la solita "scesa in campo". Per cinquant'anni, dal dopoguerra a oggi una ricchezza diffusa a tutti i ceti sociali ha messo in secondo piano e addormentato la Lotta di Classe, a vantaggio di un consumismo più o meno diffuso che faceva troppo comodo per opporvisi.
Questa ricchezza, però, ha dimostrato d'essere fatua, basata su debiti insostenibili, su consumi esagerati rispetto alla produzione, su terziarizzazione spinta ben oltre le reali necessità di una naturale industrializzazione del pianeta.
Quindi è iniziato il processo di riequilibrio del mondo, che come una serie di mareggiate che si riprende il litorale strappato al mare col cemento armato, ha iniziato - con pesanti crisi economiche - a riequilibrare il reddito pro-capite del nord del mondo con il reddito pro-capite del sud del mondo. Questo è avvenuto attraverso una lenta e poco visibile crescita di paesi come India e Cina (crescita reale, crescita che ha portato i computer e il cibo nella case dove prima c'era carta come lampadario e fame come saluto prima d'andare a dormire) e una veloce e traumatica crisi dei bilanci pubblici di paesucoli come la Grecia e il Portogallo prima, e gli imperiosi Stati Uniti poi.

E gli anglosassoni, con la chiarezza e nitidezza d'idee (crisp!) che lo contraddistingue, sono giunti - saltando alcuni passaggi - al dunque di una crisi che sa di rivoluzione: un presidente repubblicano ha salvato lo stato più potente del mondo da un "default" (fallimento), accordando con la destra conservatrice del suo paese una politica di estrema riduzione (eliminazione?) di ammortizzatori sociali, assistenza, istruzione, sanità a danno dei ceti più economicamente deboli, che saranno così costretti a pagare "di tasca propria" i servizi essenziali, ma senza tassare ulteriormente i più ricchi, che del denaro pubblico normalmente non sanno che farsene e preferiscono quindi tenere il tanto che hanno per sè, senza farlo transitare per le casse dello stato.

Questo è il passaggio chiave che credo nessuno abbia ancora capito, almeno in Italia: i ricchi di oggi saranno la Classe dominante (la "nobiltà") di domani. Quelli che fino a ieri erano il ceto medio, falsamente abbiente, torneranno domani a essere il popolo, il ceto basso, genuinamente povero. L'indebolimento della Cosa Pubblica porterà a un ritorno alla società pre-rivoluzione industriale. E questo riaccenderà la lotta di classe.



Per questo io liberista, io fervido credente della mano invisibile dell'Economia, io fiducioso utilizzatore del moltiplicatore keynesiano della spesa e dei consumi ritengo oggi che il Marxismo non sia più altrettanto anacronistico come lo era dagli anni cinquanta in poi. Cos'altro se non un genuino marxismo, non inquinato da alcun sovietismo, magari ispirato da una cultura cattolica o comunque social-religiosa (e non da una religione, attenzione!) potrebbe salvarci dal tornare a un medio evo in cui i Signori mangiano perchè hanno e il popolo lavora perchè deve dare di più a chi ha? Non è la fame il principale rischio, ma l'elitarizzazione del potere nelle mani di pochi non illuminati, che in breve (pochi decenni) diventerebbero feudatari, Signori della Guerra, fautori del ritorno a un mondo che somiglierebbe, nel pensare e nell'agire, all'Europa di prima del Congresso di Vienna, solo su scala mondiale!!

....ma era tutto un sogno: Grillo in politica non ci entra! Magari ha solo scritto un libro e vuole fare del "teasing" prima di metterlo in vendita ;-)

28 luglio 2011


Che smalto!

Smalto coprente lucido, color panna di montagna, da applicazione a mezzo pennello o rullo, mediante diluizione con acquaragia max. 3%. Ottima presa su legno e ferro, adatto sia a interni che a esterni. Resa tra i 12 e i 14 metri quadri per litro, cioè circa 6 metri quadri per barattolo da 750cl, considerato il circa 40% di smalto che resta tra i capelli e la maglietta della Cily.....

Ma quanto è bello lavorare con le mani?!?

02 maggio 2011

Back to "Sailing"

C'era una volta un marinaio, un ottimo marinaio: maestro nell'arte dei nodi antichi, ottimo velista, bravo carpentiere e velaio ispirato. Egli navigava per vivere, ma avrebbe anche semplicemente potuto vivere navigando. I frutti della pesca bastavano a mantenere lui e la sua famiglia, ma lui non aveva famiglia. Tanti volevano imparare da lui, e tutti gli portavano rispetto. Per il solo fatto di navigare da un luogo all'altro della Terra egli avrebbe potuto far così tanto denaro in un anno che neanche il più indefesso artigiano avrebbe mai sognato metter da parte in una vita di lavoro. Dovunque egli andasse era tutto un festeggiamento, un invito, un banchettare, un chiedere di avventurose navigazioni, una richiesta per una lezione in questa o quell'altra scuola un'implorazione d'aiuto per tagliare quello scafo o quella vela da competizione che da sola avrebbe segnato le sorti di tutto un campionato.

Non aveva più nulla da scoprire del mare, degli animali e degli uomini.

Una notte, mentre trasferiva il suo panfilo da un lato all'altro di un piccolo e infido mare, fu preso da un'orrenda tempesta. Com'era suo solito prese a lavorare agli alberi, all'attrezzatura, alle vele, per far sì che tutto tenesse la tempesta e la sua imbarcazione passasse indenne attraverso questo fortunale, rendendolo - se possibile - ancora più legendario e invincibile agli occhi dei suoi ammiratori. Ma, nel rapido guizzo di luce di un lampo che illuminò tutto il cielo, notò una crepa che dal piede dell'albero di maestra si stava allungando verso il baglio massimo. Subito agguantò una lanterna, e - sballottato dalle impietose onde che tuttavia non lo intimorivano mai - illuminò la parte offesa del panfilo. Non c'era nulla da fare: il panfilo si sarebbe aperto in due di lì a poco, non lasciando scampo a nulla di ciò che c'era sopra, ma - ciò che è peggio - non ci sarebbe stato verso di trovar soccorso in meno di una dozzina d'ore, in quelle condizioni. Il marinaio sapeva con certezza che non sarebbe sopravvissuto.
Non si perse d'animo e cominciò a liberare la prora e la poppa del panfilo di tutti i pesi che avrebbero potuto accelerarne la rottura, ridusse al minimo le vele dell'albero maestro, per contenere le vibrazioni che lo strappavano in un verso e nell'altro a ogni rollio, legò assieme due botti che - se il peggio fosse venuto - gli avrebbero permesso di galleggiare e d'essere visibile almeno di giorno. Ma il giorno era lontano, e il freddo lo avrebbe ucciso di certo.

Come per confermare che la sconfitta s'avvicinava, il vento cominciò a urlare ancora più forte e i tuoni cominciarono a susseguirsi rapidi, in un frastuono che quasi copriva gli urli dell'uomo, preso a governare il panfilo in quel putiferio. Ma il timone non serviva più: con la vela ridotta, l'unica andatura che il veliero poteva tenere era quella che lo faceva scappare col vento in poppa e le cime filate dietro, a rallentare la folle corsa verso terra. E verso la terra sarebbe finita comunque male, se mai ci fosse arrivato: le alte scogliere non avrebbero dato scampo nè all'uomo nè al natante, battute com'erano dal fortunale dalle immense onde.

La situazione era disperata. La fine certa. Il marinaio era ormai prostrato dalla fatica, solo curioso di sapere quale delle forze della Natura avrebbe inferto il colpo finale. Quand'ecco che - abbracciato al ferito albero di maestra - egli sentì la sua voce urlare: "Va bene, DIO, hai vinto tu!! Ti chiedo scusa per non averti mai rispettato, per averti addirittura negato. Ora io SO che ci sei, e avevi ragione TU. Ora sono pronto a implorare il tuo perdono. IO TI CHIEDO PERDONOOOO, maledetto testone imbecille! Che bisogno hai di prendertela con un moscerino come me? Io non ti veneravo, ma non ti creavo danno, non intaccavo la tua credibilità: tenevo la mia incredulità per me. Perchè fai questo? Non hai nessun vantaggio a togliermi di mezzo in questo modo, perchè io ora ti rispetto e ti chiedo PERDONO!!!"

Improvvisamente, come se uno schiaffo mastodontico avesse rivoltato la faccia al vento, questo smise di soffiare, ma la cosa non fu percettibile - in mezzo al rombo del mare - se non per l'orecchio fine del marinaio. Egli stava chiedendosi cosa mai succedesse, quando il vento riprese a soffiare, ma questa volta nella direzione opposta, quasi con la stessa intensità di prima, tagliando le creste a tutte le onde. Magnifico a vedersi il mare stava calmandosi improvvisamente, e anche il vento, che ora spirava verso il largo, calava di intensità. In lontananza si ricominciava a vedere lo scintillio della luna sull'acqua. La furia della tempesta scampata era seconda solamente alla velocità con cui essa era svanita nel nulla, come comandata da un Dio onnipotente.

Ora il mare s'era chetato, e gli scricchiolii del panfilo ferito, ma non più a morte, erano perfettamente percettibili, in una notte che sembrava proficua per nuovi amori, più che per orrendi naufragi. Seduto in coperta, la schiena dolente poggiata sulla falchetta di dritta, stremato dallo sforzo sostenuto per sopravvivere alla tempesta, il marinaio guardava il piede dell'albero, accendendosi la pipa.

Sghignazzava tra sè, mormorava sorridendo: "l'ho fregato anche stavolta !!!"