Ma che ci avrò in testa, dico...!
... oltre alla sinusite? Oggi poco. E torno a scrivere sul blog perchè non voglio uscire per non prendere freddo e quindi ho più tempo per stare davanti alla tastiera, e poi piove, e poi.. E poi, balle! Ho fatto una scoperta figa questa mattina e me la voglio ricordare: quasi la metà delle mie donne aveva problemi col padre: si va dal semplice considerarlo uno stronzo all'oggettivo esserne orfane. Cavolo, la metà NON E' certamente una media allineata con la media nazionale di quella fascia d'età, quindi c'è un fattore di correlazione importante tra me e questo fatto. Posto che non ritengo di andarmele a cercare io, ne posso concludere solo che... sono un ottimo sostituto del padre.
Una vocina (quella che fa ridere il pubblico e mi procura tante soddisfazioni comiche) aggiunge da fuori campo: "... e un pessimo marito!". Gratuita, ma come ritmo ci stava.
Allora devo essere protettivo, ossessivo, fissato con l'istruzione, l'educazione, la crescita e la correzione, ansiogenico. Insomma un cagapalle di dimensioni notevoli.
Ma anche affettuoso, avvolgente, pomicioso, disponibile, saggio... insomma una specie di angelo. Preso fiato? Ora andiamo avanti, dove fa male.
Direi anche che nella stragrande maggioranza dei casi (tutti?) di
padroproblema, le mie storie finiscono con io che abbandono lei. Invece non è vero il contrario: le mie conquiste (e dai! fammi utilizzare 'sto vocabolo da edizione playboy anni '70) che non avevano alcun probema di rilievo col padre, se ne sono andate loro, lasciandomi con un palmo di naso, ch' il modo ancor m'offende (so' erudito, eh?). Conclusione? Le mie donne
padroferite mi hanno scelto per poter rivivere il loro lutto, quindi mi vedevano come un abbandonatore professionale, o almeno come uno che era facile da influenzare all'abbandono. E ci sono pure riuscite (beh, quasi tutte..).
Fantastica questa teoria! Fino a oggi avevo pensato che la metà delle mie donne mi aveva usato e poi abbandonato, f

acendomi soffrire, mentre per l'altra metà ero stato io il carnefice. Adesso spunta fuori che sia l'una che l'altra categoria m'ha semplicemente usato per i propri fini. E ho pure adempiuto bene il mio compito. Niente da fare: la storia si ripete. Il primo bacio della mia vita (Stefania): ero seduto nell'anfiteatro di un villaggio turistico Valtur, a guardare le prove di uno spettacolo, e lei - con tutti i gradoni vuoti - si siede di fianco a me. Io la guardo e penso "che bella! Chissà perchè s'è seduta qua", lei attacca discorso, è simpatica, va tutto da Dio, non so neanche che sta succedendo, il giorno dopo scopro che mi piace tanto tanto baciare! Avevo 13 anni. Si, mi lasciava un po' perplesso il fatto che in tutta quella cosa io non avessi preso nessuna decisione. Ma ci stavo proprio bene!